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venivano realizzate in base a un preciso programma [ ...]. Esse duravano tre-quattro
minuti e si ripetevano per molte ore e anche per molti giorni se questo era
necessario a risolvere il problema impostato. Risolto un problema, ne affrontavamo
immediatamente un altro, senza interruzione, senza ombra di dubbio».
1936 Nel giro di pochi mesi, a cavallo con l'anno precedente, Fermi e
L'età di Fermi
- Amaldi pubblicano una serie di lavori su "La Ricerca Scientifica" che
culminano con un ampio articolo inviato a "Physical Review" nel quale si illus-
trano una serie di risultati conclusivi dello studio sistematico sull'assorbimento
e la diffusione di neutroni lenti. Il problema della diffusione viene affrontato da
Fermi utilizzando alcune variabili che lo semplificano notevolmente: in particolare
la "letargia" che è una misura logaritmica dell'energia del neutrone e che permette
una rappresentazione grafica unidimensionale della successione di collisioni
elastiche che portano il neutrone alla termalizzazione. Fermi sviluppa un'equazione
di diffusione in cui si danno valutazioni importanti della distanza che un neutrone
raggiunge a partire dal punto in cui è stato creato fino alla completa termalizza-
zione: la misura di questa distanza è affidata a un parametro che di lì in poi verrà
Enrico Fermi (1936) chiamato "età di Fermi" (Fermi's age). Da queste ricerche emerge un nuovo
interessante fenomeno: il forte assorbimento, da parte di molti elementi,
di neutroni la cui energia cinetica cade in alcune bande di energia caratteristiche
del nucleo bersaglio. In seguito alla scoperta di queste risonanze Bohr propone
nell'aprile del 1936 il cosiddetto "modello del nucleo composto", secondo il quale
le reazioni nucleari possono suddividersi in due fasi: nella prima la collisione
tra un neutro ne e un nucleo pesante dà luogo alla formazione di un nucleo
composto che sopravvive per un tempo relativamente lungo e successivamente
si decompone secondo un processo che non ha alcuna relazione con il primo
stadio e nel quale tuttavia si conservano l'energia totale, la parità e il momento
angolare. La ragione principale della stabilità dello stato composto è che
l'energia inizialmente concentrata nella particella in entrata viene suddivisa fra
tutte le altre particelle del nucleo bersaglio. Soltanto quando questa energia,
a causa di una fluttuazione, si concentra di nuovo su un'altra particella, quest'ultima
riesce a sfuggire dando luogo a uno stato finale che non conserva alcuna
"memoria" della situazione iniziale.
L'acceleratore da 200 keV 1937 Nel gennaio del 1937 Fermi rimane privo del sostegno politico e scien-
- tifico di Corbino, che muore all'improvviso di polmonite. La sensazione
della fine di un'epoca viene profondamente avvertita da tutti i membri dell'Istituto
e in effetti il cambio di direzione dell'Istituto - il successore di Mario Corbino è
Antonino Lo Surdo, e non Fermi, come ci si sarebbe aspettato - e la situazione
politica, che si sta deteriorando rapidamente, fanno presagire la catastrofe immi-
nente. Nel frattempo Fermi riesce a far approvare insieme a Domenico Marotta,
direttore dell'Istituto di Sanità Pubblica, una proposta per realizzare un accelera-
tore del tipo Cockcroft- Walton da 1 MeV, in grado di accelerare particelle fino
a un'energia di un milione di Volt. Ormai si stanno diffondendo nei maggiori
laboratori acceleratori lineari e ciclo-troni che permettono di disporre di sorgenti
160 L'opera scientifica di Enrico Fermi Luisa Bonolis

